lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a terra e fuoco l'italia meridionale e le isole,squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamarli con il marchio di briganti (Gramsci)
lunedì 26 dicembre 2011
I PRIMATI del Regno delle Due Sicilie
domenica 18 dicembre 2011
IL TERREMOTO DEL 1783
1860: l'Unità d'Italia e la strage di Roseto Valfortore
A volte mi avvalgo da articoli scritti da altri e recuperati su altri siti non per pigrizia ma perchè la loro stesura è ben chiara; stavolta ho prso un articolo dal sito "Il frizzo.it" di Lucera e porta la firma di Eduardo Gemmini. L'articolo tratta di un'altra delle storie dimenticate e, udite udite, compare il "galantuomo" Liborio Romano a decretare la morte dei paesani.
Ancora una volta una storia di sangue e martiri.
sabato 26 novembre 2011
il soldato del Regno delle Due Sicilie
Dei soldati delle Due Sicilie si è parlato poco e, nella maggior parte dei casi, con tono beffardo o di
sprezzante sufficienza, alimentando così la novellistica sull'“esercito di Franceschiello”.
Chi non ricorda le numerose barzellette di cui erano oggetto i soldati napoletani? Quella che si
riferisce al vario grado di marzialità che la truppa doveva assumere durante le sfilate: "Facite a
faccia feroce!"; un po' più avanti: "Facite a faccia cchiù feroce!"; poco prima di passare davanti alle
autorità: "Facite a faccia ferocissima!"; subito dopo: "Facite a faccia e' fessi"
sabato 19 novembre 2011
Le Chiese di Napoli parte 2°
San Gregorio
Armeno
via S. Gregorio Armeno
via S. Gregorio Armeno
La chiesa di San Gregorio
Armeno è situata nella strada omonima, un tempo detta "Augustale"
perché collegava la Curia Basilicae Augustinianae con il decumanus
inferior e poi chiamata "Nostriana" dal Vescovo di Napoli
Nostriano.
Le Chiese di Napoli parte 1°
Domina la zona che fu teatro della
rivoluzione di Masaniello (1647).
Nella chiesa è venerata un'immagine della Madonna su una tavoletta di legno detta "La Bruna" che, si racconta, un tempo apparteneva a certi eremiti i quali abitavano sul Monte Carmelo, perseguitati dai Saraceni, scesero un giorno a Napoli e, ottenuto il possesso di una chiesetta che sorgeva presso la marina, vi posero dentro l'immagine della Madonna Bruna che la leggenda attribuisce all'apostolo Luca.
Tra il 1283 e il 1300 la chiesa fu rifatta per una generosa donazione di Elisabetta di Baviera, madre dell'infelice Corradino di Svevia, la quale volle in quel modo ricompensare i monaci del Carmelo per aver custodito le spoglie del figlio dopo la sua decapitazione.
Nella chiesa è venerata un'immagine della Madonna su una tavoletta di legno detta "La Bruna" che, si racconta, un tempo apparteneva a certi eremiti i quali abitavano sul Monte Carmelo, perseguitati dai Saraceni, scesero un giorno a Napoli e, ottenuto il possesso di una chiesetta che sorgeva presso la marina, vi posero dentro l'immagine della Madonna Bruna che la leggenda attribuisce all'apostolo Luca.
Tra il 1283 e il 1300 la chiesa fu rifatta per una generosa donazione di Elisabetta di Baviera, madre dell'infelice Corradino di Svevia, la quale volle in quel modo ricompensare i monaci del Carmelo per aver custodito le spoglie del figlio dopo la sua decapitazione.
Il Regno delle Due Sicile durante il Risorgimento Italiano
La storia riguardante il Risorgimento Italiano e il Sud non
rispetta quella vera e propria. Purtroppo nei libri di storia,
specialmente quelli scolastici, viene insegnata una storia falsa. Sarà
ovviamente difficile accettare questo stravolgimento ma è un dovere per
noi italiani del Sud sapere che siamo stati saccheggiati, trucidati e
successivamente abbandonati. La storia dell'Unità d'Italia non è altro
che una favola per ingannare i posteri, per far credere che tutto ciò
sia stato fatto per spirito nazionale.
venerdì 18 novembre 2011
Inno Regno delle Due Sicilie
Come
tutti i simboli nazionali, l’inno dovrebbe rappresentare la sintesi
della storia, della cultura, dell’identità e del genio di un popolo.
Tale
era appunto l’Inno del Re, commissionato nel 1787 da Ferdinando IV di
Borbone a Giovanni Paisiello, Maestro di Cappella, e adottato come inno
del Regno delle Due Sicilie nel 1816.
Come
altri frammenti preziosi dell’identità meridionale, l’Inno di Paisiello
era quasi introvabile e soprattutto ne mancava una versione completa
delle parole.
Un primato medico sconosciuto
Molto avanzato anche in campo medico, il Regno delle Due
Sicilie annovera tra i primati anche quello della diffusione della Omeopatia.
lunedì 14 novembre 2011
LA CAMORRA E L’UNITA’ D’ITALIA
Nel Regno delle Due Sicilie l’ambito di influenza della camorra, una organizzazione criminale segreta probabilmente giunta a Napoli dalla Spagna, con caratteristiche di setta, era limitata ai detenuti nelle carceri, al gioco d’azzardo ed alla prostituzione.
In tali ambienti la camorra imponeva il pagamento di tangenti. L’organizzazione criminale era perseguita dalla polizia borbonica, che inviava i camorristi al confino ed in colonie penali come quella in funzione alle isole Tremiti.
Il Sud che poteva essere .
Che Sud avremmo avuto se i Borbone avessero governato magari fino ad oggi?
Quale cultura e quale economia avrebbe avuto il Regno delle Due Sicilie senza l’invasione piemontese? Se riflettiamo magari sui fatti più significativi degli ultimi anni e degli ultimi mesi di vita del Regno delle Due Sicilie, possiamo capire quali prospettive avrebbe avuto il Sud in uno stato ancora autonomo.
Quale cultura e quale economia avrebbe avuto il Regno delle Due Sicilie senza l’invasione piemontese? Se riflettiamo magari sui fatti più significativi degli ultimi anni e degli ultimi mesi di vita del Regno delle Due Sicilie, possiamo capire quali prospettive avrebbe avuto il Sud in uno stato ancora autonomo.
sabato 12 novembre 2011
Lo spirito di Civitella del Tronto
Lo spirito di Civitella del Tronto
A Portici la prima ferrovia della penisola
A Portici la prima ferrovia della penisola
martedì 8 novembre 2011
Castel dell'Ovo, la sua storia.
il Castel dell'Ovo sorge imponente sull'isolotto roccioso di Megaride, costituito da due faraglioni uniti tra di loro da un grande arco naturale. Sotto il Castello, si adagia il Borgo Marinaro ed il suo porticciolo, con le basse casette, i ristoranti ed capannoni per le imbarcazioni. Un breve ponte congiunge l'isolotto a via Partenope, che porta il nome della leggendaria sirena della città di Napoli: è una delle strade più belle, da cui lo sguardo può abbracciare l'intero arco del Golfo. Al suo posto, fino alla fine dell’Ottocento, vi era un lungo banco di tufo emergente dal mare chiamato Chiatamone, di cui ora resta l’omonima strada.
lunedì 7 novembre 2011
domenica 6 novembre 2011
La fine dei Vinti, il romanzo storico sull’Unità d’Italia
LO STEMMA DELLA REAL CASA DELLE DUE SICILIE
LO SBARCO DEI MILLE IN CALABRIA VISTO DA UN SOLDATO BORBONICO
Un ragazzo di Montalbano tra i morti del lager piemontese di Fenestrelle
La prosperità e la modernità della Puglia sotto il Regno delle Due Sicilie furono spazzate via dall'Unità d'Italia
Regno delle Due Sicilie:un antico e glorioso regno
Gli Altavilla e la costituzione del "Reame"
È il "Reame" per eccellenza. Il suo territorio si È delineato fin dai primissimi anni della sua costituzione sotto Ruggero II d'Altavilla, rimanendo immutato nel corso dei secoli, fino alla caduta nel 1861: a nord, il confine seguiva una linea che partiva da Civitella del Tronto sotto Ascoli ed arrivava a Gaeta passando per Leonessa, L'Aquila, sopra Pontecorvo e quindi giù fino al Mar Tirreno; a sud, il confine era il mare stesso, compresa la Sicilia.
Si parla di come i “fratelli d'Italia” hanno hanno creato le condizioni per lo sviluppo delle mafie nelle provincie meridionali, nessuno sa o per lo meno parla di come questi fenomeni siano stati importati al sud in seguito all'invasione delle camicie rosse. Da anni nelle province del nord esistevano associazioni di stampo mafioso e le gendarmerie non riuscivano a contenerle.
Le origini di Napoli e il mito di Partenope
Napoli è una città antichissima, benché oggi aperta a tutti i venti della modernità. La fondazione sull'altura del Monte Echia di Palaepolis (la città antica) risale con molta probabilità al IX secolo a. C. La stessa Neapolis (la città nuova) mostra ancora ben leggibile il tracciato insediativo del V secolo A,C,
. La straordinarietà della permanenza di questo tracciato nel corso dei millenni ha rappresentato un motivo di ammirazione fin dall'età rinascimentale, quando vari umanisti, tra i quali il dottissimo Fra' Giocondo da Verona, dedicarono studi minuziosi al rilievo della città per verificare l'attendibilità dei principi insediativi dei greci, in seguito rielaborati da Vitruvio e dalla trattatistica classica.
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